Un anno di crimini

Dati oltre le percezioni

rapine in banca degne di un film di Hollywood, risse a suon di lanci di biciclette, innumerevoli scippi e altrettante colluttazioni con le forze dell’ordine: il 2017 è stato sicuramente un anno denso di episodi di cronaca nera per Parma, con una media di oltre 10 aggressioni al mese. Grazie alle informazioni pubblicate dalla Gazzetta di Parma è possibile analizzare in modo oggettivo i dati e confrontarli con la percezione dei cittadini.

Il movente. Solo il 45% delle aggressioni registrate nel 2017 ha un movente legato a rapine o assimilabili (furti, scippi). Il restante 55% è dovuto a risse di vario tipo, spesso per motivi di controllo del territorio (spaccio di stupefacenti), a molestie sessuali e a regolamenti di conti.

Le zone calde. I numeri vedono la conferma della stazione ferroviaria, che da sola è teatro di un episodio su sei (16%), come “zona calda” della città per questo tipo di reati. Tuttavia esiste un’altra “zona calda”, più diffusa, che si estende a cavallo di Ponte di Mezzo tra l’Oltretorrente da un lato e Piazza Ghiaia e Via Mazzini dall’altro.


Una suddivisione per tipologia di crimini in base al movente (aggressione fisica o rapina) evidenzia in maniera netta una suddivisione delle aree: aggressioni fisiche e risse avvengono soprattutto nella zona della stazione ferroviaria, come mostra bene il grafico qui sotto.

Le rapine sono invece concentrate soprattutto in pieno centro, nella zona del Ponte di Mezzo e di Via Mazzini. Un fattore che contribuisce a spiegare la densità delle rapine è sicuramente l’elevata concentrazione di esercizi commerciali e banche nella zona considerata.

Da notare che il quartiere di San Leonardo, normalmente percepito come zona ad alto tasso di criminalità, in queste statistiche (se si esclude, ovviamente, l’area della stazione) risulta tranquillo al pari di altre zone della città; idem per via Garibaldi e la zona di Piazzale della Pace. Il risultato è chiaramente influenzato dalla selezione dei crimini: le statistiche si riferiscono esclusivamente alle aggressioni, e non ad altri reati quali ad esempio lo spaccio di stupefacenti.

Italiani o stranieri? Più di tre aggressioni su quattro (78% dei casi) vedono il coinvolgimento, come aggressori o vittime, di cittadini stranieri. Altissima la percentuale di coinvolgimento di africani, provenienti soprattutto dal Nordafrica e dalla Nigeria.

Italiani e stranieri. Aggressori a sinistra, aggrediti a destra: gli italiani aggrediscono quasi esclusivamente italiani, mentre gli stranieri aggrediscono in ugual misura stranieri e italiani. Per molti crimini (fascia rosa) le informazioni sulla nazionalità sono incomplete.

Divisione per nazionalità. La nazione più rappresentata è l’Italia, ma l’Africa domina le statistiche immediatamente successive, piazzando nell’ordine Nigeria, Marocco, Tunisia, Senegal e Costa D’Avorio tra le nazioni degli aggressori. Per molti crimini (fascia rosa) le informazioni sulla nazionalità sono incomplete.

Giovani o vecchi? Molti dei coinvolti sono adulti o giovani, con occasionali episodi che vedono coinvolti minori o (sempre come vittime) anziani. In generale, la percentuale di episodi che coinvolge anziani (sopra i 70 anni) è piuttosto bassa, e dominano i giovani (18-30 anni) tra gli aggressori e gli adulti (30-70 anni) tra gli aggrediti.

Il metodo. I dati riguardano solo le aggressioni: rimangono esclusi tutti gli altri reati. Le statistiche sono calcolate in base ai dati riportati dagli organi di stampa locali, che spesso non sono complete. Una percentuale significativa di aggressioni ha come vittime le forze dell’ordine; questo si traduce in una sovrastima delle vittime italiane; è inoltre facilmente ipotizzabile che le aggressioni alle forze dell’ordine vengano regolarmente denunciate, al contrario di altre aggressioni. 

Andrea Pescetti