Un pezzo da strada

Un vicolo cieco per Braille

i luoghi del nostro affannoso via vai quotidiano sono noti e arcinoti. In una città piccina come la nostra, di cui ci vantiamo di conoscere ogni angolo, che potremmo attraversare pedalando ad occhi chiusi e che padroneggiamo con la sicurezza di un centurione al Colosseo, ogni borgo è una fotografia e per ogni piazza abbiamo una storia. Di quelle da schiaffare sul bancone del bar, tra uno spritz e un anatema al vigile di turno. Alcune strade le sentiamo talmente tanto nostre da chiamarle addirittura per nome (borgo Tommasini, ad esempio, verso cui solamente i “forestieri” azzarderebbero tanta inopportuna formalità, è per noi “del sasso” semplicemente borgo Giacomo). C’è il nostro amato e francesissimo stradone, i viali del Lungoparma, che si fanno passeggiare a bocca aperta una stagione dopo l’altra, e l’Oltretorrente, popolare e resistente. La nostra città “a misura d’uomo” ci piace così: raccolta e prevedibile in ogni suo metro quadro.

Ma siamo poi tanto sicuri di conoscerle davvero, le nostre vie? In un’epoca in cui persino per andare a pranzo dalla mamma ci capita di sfoderare Google Maps, la toponomastica può regalare inaspettate e deliziose sorprese anche al più scafato dei navigatori di città. Ecco perché tornare a consumare i marciapiedi può essere bellissimo.

Lo sapevate, ad esempio, che proprio a Parma, in quel di Fognano (per essere precisi), hanno intitolato una strada a Louis Braille, inventore dell’omonimo alfabeto per non vedenti? Ebbene, si tratta di un vicolo cieco. Suona buffo, ma tant’è. Quella stradina di campagna si apre speranzosa in mezzo al verde per poi cedere il passo a un bel muro di cemento, meno di cento metri dopo. Metafora della vita o impagabile epic fail della commissione?

Vai a capire, poi, perché talvolta succeda di ritrovarsi in quartieri in cui i nomi delle strade sono così banali da far pensare a momentanee e ripetute lacune di ispirazione (stradello delle Viole, dei Garofani, delle Camelie)? “Ci saranno troppe vie e pochi personaggi meritevoli”, ti arrischi a pensare, salvo poi scoprire che scienziati che niente niente hanno inventato rispettivamente pila e lampadina, si devono far bastare una stradina in due (via Volta-Edison). Così, come si smezza una pizza al ristorante. Se poi pensi che siamo pure nei pressi della centrale elettrica di Vigheffio, non riesci proprio a contenere un sorriso.

Vicino a via Cremonese c’è una piazza dedicata ai Carabinieri (che oltre alle barzellette evidentemente si meritano qualcosa di più). Saranno invidiosi i Finanzieri, privi di uno straccio di stradello, sottopasso o slargo che sia?

Di sicuro era contento il grande Arturo Toscanini, quando nel 1927 il consiglio comunale della sua cara bella cittadina gli intitolò un tratto del Lungoparma, derogando alla norma per cui le intitolazioni spetterebbero solamente ai defunti. Lui infatti era ancora vivo e vegeto, all’apice della sua gloriosa carriera.

Fa ridere, seppure di un riso amaro, pure pensare che era il lontano 2011 quando l’allora assessore Fabio Fecci propose di intitolare a Mario Tommasini il nuovo largo che sarebbe dovuto sorgere nel comparto “ex Anagrafe”, compreso fra borgo delle Grazie e borgo Tanzi. Sono passati sette anni buoni, Tommasini è deceduto nel 2006, ma di una strada che porti il suo nome, ancora, nemmeno l’ombra. Molti vorrebbero anche che al grande “Màt Sicuri” venisse intitolato piazzale della Macina, dove l’ultimo “filosofo da marciapiede” amava bazzicare. Staremo a vedere.

A confondere le idee, intanto, ci si mettono le vie-omonimie, che sembrano fatte apposta per trarre in inganno i passanti: a Vigatto, ad esempio, via Elvio Ubaldi lascia perplessi; no, non si tratta del compianto ex sindaco, scomparso 4 anni fa, ma di un partigiano che sacrificò la vita per la libertà.

Come queste, mille altre storie si intrecciano fra i tragitti che ogni giorno siamo abituati a percorre. Basterebbe alzare un poco lo sguardo, di tanto in tanto, per accorgersene.  

Margherita Portelli