Archivio sonoro della letteratura

mi piacerebbe fare, a Parma, l’archivio sonoro della letteratura

qualche mese fa, quando si è saputo che Parma sarebbe stata la capitale italiana della cultura nel 2020, mi hanno chiamato da Radio 3 e mi hanno chiesto cosa ne pensavo. Io ne pensavo che ero contento, e che speravo che questa cosa potesse tradursi in un aiuto, per esempio, per la biblioteche, di Parma.

Che in Emilia, se uno si fa le quattro biblioteche di lettura emiliane in fila sulla via Emilia, la Salaborsa di Bologna, la Delfini di Modena, la Panizzi di Reggio Emilia e la civica di Parma, quando arriva a Parma gli dà giù il cuore, a paragonarla delle altre.

Ed è una cosa che, mi sembra, viene da lontano.

Quando, 22 anni fa, nel 1996, ho cominciato a provare a scrivere dei romanzi, una conseguenza di questo fatto è stata che, dal momento che volevo vedere come altri avevano risolto i problemi che stavo provando a risolvere io, ho letto molti romanzi italiani contemporanei, e, visto che non avevo molti soldi, la maggior parte li prendevo in biblioteca, e, in biblioteca civica, a Parma, non ne avevano, li andavo a prendere a Modena, dove avevano tutto quello che mi serviva e molto altro che non sapevo nemmeno esistesse.

Non so, come mai, succeda questa cosa, ma mi immagino dipenda dal fatto che gli ultimi governi della città abbiano destinato pochi fondi alle biblioteche.

Un ragazzo che lavora in civica, a Parma, mi ha detto che 25 anni, all’inizio degli anni novanta, Parma e Reggio Emilia facevano, ogni anno, lo stesso numero di prestiti, oggi, nel 2018, Reggio Emilia ne fa il quadruplo.

Non è una cosa sensata, secondo me.

Quando mi hanno intervistato alla radio, poi, mi hanno chiesto cosa farei io se potessi avere voce in capitolo su un intervento per Parma Capitale della Cultura, e io ho risposto che è impossibile, che io abbia voce in capitolo, ma che, se dovesse per assurdo succedere, mi piacerebbe fare, a Parma, l’archivio sonoro della letteratura.

Qualche anno fa una ragazza che si stava laureando su un autore tedesco contemporaneo, tornata dalla Germania, dove era stata per scriver la tesi, mi aveva detto che per metà del tempo aveva lavorato con gli occhi e per metà del tempo con le orecchie, perché nelle biblioteche tedesche, oltre a consultare dei libri, aveva ascoltato molti file sonori, dal momento che lì, in Germana, a stare a quel che diceva quella ragazza, li conservavano e li classificavano con la stessa cura e la stessa attenzione con la quale, in Italia, si conservano e si classificano i libri.

Allora qualche anno fa, con Ermanno Cavazzoni, abbiamo pensato che sarebbe stato bello fare, in Italia, un archivio sonoro della letteratura, un posto dove convogliare, conservare, classificare e rendere disponibili per gli studiosi e gli appassionati la maggior parte delle registrazioni sonore che, quotidianamente, sono prodotte dai protagonisti, dagli studiosi e dagli appassionati della letteratura italiana contemporanea (e pensavamo sia alle letture, che ai dibattiti, che alle conversazioni con i lettori, che alle interviste).

Pensavamo che parallelamente all’archivio sarebbe stato bello fare un festival sonoro della letteratura, e che credevamo che la città che si proponesse di mettere in piedi un archivio del genere, diventerebbe, nel giro di pochi anni, una tappa obbligata per tutti quelli che, nel mondo, studiano la letteratura italiana, e non sono pochissimi, secondo me.

Sarebbe molto bello se questo archivio fosse messo in piedi a Parma, però, non lo so.

Io non credo di essere ottimista, di natura, anche se, col passare del temo, il mio pessimismo tende a stemperarsi. Se dovessi definire, oggi, la mia attitudine rispetto a questa questione, userei la frase con la quale Zavattini finiva la sua prima lettera a Franco Maria Ricci: «Sono un pessimista ma me ne dimentico sempre. La saluto. Suo Cesare Zavattini».

Ecco, sulla possibilità di fare veramente l’archivio sonoro della letteratura, e in particolare sulla possibilità che lo si faccia a Parma, io tendo a dimenticare che me ne dimentico sempre, del mio pessimismo: proprio non ci credo, a questa possibilità.

Pazienza. 

Paolo Nori