Non è solo food. Per fortuna!

La passione nascosta di Parma: innovare per la salute

 

l’associazione più ovvia che viene in mente per Parma è quella con il cibo, lo stile bon vivante una piacevole rilassatezza conciliata da vini locali non troppo impegnativi ma straordinariamente gradevoli. Esiste una letteratura talmente sterminata in proposito che sarebbe azzardato tentare di affrontarla nel limitato spazio di queste pagine.
Meno ovvio ma profondamente radicato nell’inconscio collettivo è il legame tra la città e il genere musicale del melodramma: dopo tutto, uno dei suoi sommi artisti ha scritto alcune tra le pagine più celebrate della tradizione musicale italiana. Il legame tra Giuseppe Verdi e la città sembra materializzarsi nel Teatro Regio: bisogna aver annusato l’aria tutta particolare che si respira in palcoscenico per apprezzarlo appieno ma una buona idea ce la si può fare anche confrontando lo sfarzo che illumina il foyercon il tono dimesso, quasi bohemien, del vialetto che conduce all’ingresso artisti.
E, avviandosi verso interpretazioni meno scontate, ecco apparire la straordinaria eredità figurativa di Correggio e di Parmigianino nel XVI secolo, di Carracci e Guido Reni nel XVII. O quella letteraria, costantemente percorsa da una vena sanguigna e passionale che corre dal Filoginedi Andrea Baiardi (1507) e dal Libro del Peregrinodi Jacopo Caviceo (1508) fino alle opere di Giovannino Guareschi e di Alberto Bevilacqua.O ancora, il retaggio di Maria Luigia, tutt’ora ben presente nel carattere della città, spesso abbinato al ricordo nostalgico della petit Capitale.
Si potrebbe continuare ma la sintesi è che la parte più visibile della tradizione culturale di Parma sembra essere un trionfo di suggestioni colme di sensualità e po’ retrò.
Pochi, parlando di questa città, pensano alla natura industriosa dei suoi abitanti – quasi dei calvinisti trasferiti in Emilia, si potrebbe dire – e un numero ancora più esiguo riesce a percepire l’attenzione che, dall’inizio del secolo scorso, essa dedica alle scienze della vita.
Eppure, una parte rilevante del suo benessere e del suo sapere ha a che fare con la cura della salute. La presenza di una tra le principali aziende farmaceutiche italiane, il Gruppo Chiesi, e dello stabilimento di una importante multinazionale, Glaxo-SmithKline, solo per citare le realtà maggiori, ha consolidato nei decenni un tessuto economico di grande spessore per la città.  Le sedi Chiesi di Parma, tra quartier generale del Gruppo, Centro Ricerche, stabilimento di San Leonardo e Chiesi Italia, contano oltre 1.500 persone, compresi i lavoratori interinali e quelli a tempo determinato; lo stabilimento GSK di San Polo supera i 700 addetti. Da sole, queste due imprese farmaceutiche occupano e formano oltre 2.200 persone, erogando stipendi ad altrettante famiglie, la maggior parte delle quali risiede in città. A queste imprese aziende poi sommate le diecine di realtà parmigiane che operano nel settore biomedicale, producendo dispositivi elettromedicali, apparecchiature per uso chirurgico e ambulatoriale, materiali ad alte prestazioni e protesi per l’ortodonzia.
La presenza combinata di queste realtà imprenditoriali ha contribuito a stimolare, attraverso una costante domanda, la formazione di professionalità specialistiche in grado di gestire la ricerca, lo sviluppo e la produzione di farmaci e prodotti innovativi e complessi. Senza fare troppo rumore, questo fenomeno ha impresso una particolare fisionomia al profilo delle competenze che vengono coltivate dalla comunità di Parma. Lo testimonia il fatto che nell’anno accademico 2017-2018 ben 2.971 studenti si sono iscritti a uno dei quattro dipartimenti di scienze della vita. In pratica, delle 8.221 matricole dell’università di Parma, più di una su tre si dedica a medicina e chirurgia, biologia, chimica, scienze alimentari, scienze gastronomiche (eh, sì anche quelle hanno a che fare con la vita), farmacia o veterinaria.
Il dato è piuttosto impressionante in un Paese come l’Italia che non sembra nutrire uno sviscerato amore per i saperi scientifici, soprattutto quando questi trovano applicazione nella cura della salute. E, a mio avviso, è altrettanto positivo in quanto dimostra come migliaia di giovani di questa comunità dedichino il loro tempo e la loro passione ad apprendere le basi di professioni che, pur lontane dall’inflessibilità delle scienze esatte, fondano le rispettive prassi su evidenze sperimentali verificate con grande rigore. Senza dimenticare che l’esercizio di queste professioni è essenziale per il benessere e la prosperità di qualsiasi società.
Coloro che, nel quadro di queste discipline, scelgono di dedicarsi alla ricerca, anche solo per una fase della propria esperienza professionale, decidono di orientare le energie di cui dispongono verso l’innovazione, impegnandosi a dare il loro contributo per risolvere problemi che ancora oggi non hanno risposte soddisfacenti e che spesso limitano gravemente la qualità di vita di molte persone.
Sembra quindi che la cultura parmigiana riesca a trovare in questo non appariscente ma ben presente amore per le scienze della vita, dalla medicina, alla biologia, alla farmacia, senza dimenticare la gastronomia, una insospettata passione per la costruzione di un futuro migliore. Un ingrediente di cui tutti noi, oggi più che in altri momenti, sentiamo di avere un grande bisogno.  

Massimo Zaninelli