Difetto Parma

Non lasciate che i fatti rovinino una bella storia

fino alla prossima fermata. Stupore, chiacchiere, qualche isolato “io l’avevo detto”. Poi tutto come prima. Senza memoria. La città-teatro si rimette in fila coi suoi riti e i suoi miti, con la sua moda e i suoi modi. Sono saltati come tappi di champagne banche, aziende, squadra di calcio ma il bus degli scandali sembra non avere un capolinea, un fine corsa.

E non c’è nemmeno più, nei resoconti, quel gusto naif degli anni Ottanta dove tutte le storie sembravano uscite dal solito libro: sesso, sangue e… shampagne. All’inizio ci deve essere stata Tamara Baroni, poi si è aggiunto del sangue con Katharina e il delitto di Carnevale di via Turchi. Quando i racconti di giornali e tv sembravano tutti usciti dalla stessa carpetta di ritagli e di rimandi, quasi ci fosse un abile ufficio stampa e promozione della ex capitale. Maria Luigia, la lirica, il vivere bene, un occhio di simpatia su tutti e su tutto ciò che aveva “la erre in corpo”.

Katharina Miroslawa – Gazzetta di Parma

E in quegli anni, curiosamente, è maturato il primo grosso scandalo, quello “delle aree dorate” per parafrasare Verdi. Poteva essere l’affaire perfetto, c’erano dentro tutti, meno un paio che tirarono fuori la cosa. Lo scandalo divenne teatrale, lo chiamarono urbanistico e fecero una lenzuolata a due passi dal Regio, sotto gli occhi ancora pazienti del Partigiano.

Erano gli anni dei poteri davvero forti e tutto cadde in fretta nel dimenticatoio. Andava di moda l’espressione, di un politico atipico come Andrea Borri, “volare alto” e qualcosa venne fatto in quella direzione. Piccola-Parigi, piccola-capitale, si faceva su le maniche e si dava da fare soprattutto all’estero e nella cultura portando tantissima internazionalità all’ombra del Duomo (coi festival teatrali e non solo). Ci sono stati anche tanti sogni e utopie dai preti operai a Tommasini, al volontariato. Un senso di città, di collante (vero o fasullo) ha permesso di superare sfide difficili: il terrorismo, l’autunno caldo, la diffusa mancanza di idee di futuro.

Poi è come se la città-teatro su certi temi si fosse addormentata nelle rosse poltrone della retorica, scambiando per attori importanti anche improvvisati burattini e burattinai. La borghesia non è solo invecchiata, forse è sparita. Èrimasto qualche rito ma non certo gli argini, i modelli da tramandare.

La città ha fatto sempre più fatica a fare entrare in profondità confronti stranieri, verso l’alto. La presunta grandeur ha lasciato spazio a evidenti piccinerie. Il malaffare, senza troppe resistenze, ha invaso molti campi: sport, finanza, banche (da Silingardi a Guareschi, dalla Cassa a Banca Monte) industrie, sport, sanità, università.

E il bus ha iniziato a correre all’impazzata. Ogni fermata uno scandalo. Ben oltre qualsiasi eventuale senso di… fisiologico. E negli anni sono saliti a bordo la criminalità organizzata, corruzione dell’economia e delle istituzioni a tutti i livelli. Fino alla prossima fermata…. Stupore, chiacchiere, qualche “io lo dicevo”….Parma senza memoria.

Capitale mondiale. Dicembre 2003. Viene arrestato Calisto Tanzi, patron della Parmalat. Tornava in Italia da un viaggio in Ecuador che ancora oggi, a distanza di 10 anni, è forse l’unico mistero non sciolto di quello che è stato definito “il crac del secolo”. Il sospetto, mai confermato da riscontri, fu che Tanzi fosse andato a Quito per mettere al riparo il tesoro messo insieme in anni di distrazioni milionarie ai danni dei risparmiatori di mezzo mondo, dopo che Parmalat aveva fatto il suo ingresso a Piazza Affari (era il ’90) assorbendo una società già quotata, la Finanziaria Centro Nord, e aggirando i controlli della Borsa.Un buco di 14 miliardi

Calisto Tanzi – Gazzetta di Parma

Capitale truculenta dove nel 2006 viene ucciso e fatto a pezzi a colpi di machete, che nemmeno nel Grand Guignol, una delle massime potenze economiche italiane, quel Gianmario Roveraro legato all’Opus Dei definito l’anti Cuccia con ramificazioni che arrivano dappertutto dalla Parmalat, ai salotti buoni della imprenditoria italiana, alla Sicilia alle indagini di Falcone, a Marcello Dell’Utri, a Geronzi. Autore del delitto il parmigiano Filippo Botteri.

Tra il 2014 e il 2015. Altro scandalo che supera i confini della petite capitale. Questa volta è il pallone che scoppia Il duo Ghirardi-Leonardi priva la città di una Coppa conquistata sul campo. Il Daily Mail lo definì “mercato degli schiavi”: 240 giocatori tesserati e mai visti. Debiti a centinaia di milioni. Il dramma finanziario vira nel melodramma, un presunto salvatore dietro l’altro, una sorta di elogio della messa in scena. Dal petroliere albanese, Rezart Taci all’altro socio ancora albanese, il gioielliere Pietro Docache dopo appena un giorno passa la presidenza, il 29enne Emir Kodra, alla fine, arriva Giampietro Manenti, titolare della Mapi Group, società con sede in Slovenia con capitale sociale di ben 7500 euro e passerà alla storia per l’inseguimento più lungo da parte di, una volta, pacifici tifosi.

Là dove, a volte, muore la vanità. Ma non basta. C’è una crisi di leadership, e nella palude della provincia troppo spesso la fanno da padroni i facili consensi al posto dei sani dubbi, dei progetti. Cortigiani, ciarlieri, un poco sopra le righe qualche indicazione arriva dalla storia ducale. Accomodanti, compromissori al basso. Combattuti tra la grandeur e la “ville assez plate”definita da Stendhal.

Nel volume “La verità del momento”di Bernardo Valli edito da Mondadori c’è l’analisi profonda, di cesello di questa nostra città, delle apparenze, degli inganni. Un saggio che andrebbe reso obbligatorio nelle scuole. Una sorta di lapide della retorica locale e ducale. Un monito per il passato che si deve fare futuro. “…Stendhal fa vivere a Parma i suoi personaggi: Fabrizio, la Sanseverina, il conte Mosca, Clelia Conti. Personaggi che hanno bisogno di una cornice e di un’atmosfera adeguate alla squisitezza aristocratica dei loro sentimenti. Scrive Stendhal in una lettera a Balzac, che gli rimprovera d’aver affincato il nome di una città reale alla sua immaginaria Certosa, che per accordare il mondo interiore dei suoi eroi all’ambiente in cui si muovono era indispensabile un luogo dove non penetra lo sguardo degli arricchiti, dei droghieri, dei buoni padri di famiglia. E Parma aveva per lui questa qualità. Luigi Foscolo Benedetto ci assicura (nel suo ricco, classico, La Parma di Stendhal) che a Stendhal sorrise davvero in un dato momento, l’idea di vivere a Parma, dove avrebbe poi collocato i suoi personaggi. Il mio amico, sempre pessimista sostiene che adesso un’idea del genere non lo sfiorerebbe neppure. Io gli riperto che anche la nebbia più fitta finisce con lo svaporare. Se è soltanto nebbia”.

È richiesta una dose supplementare di coraggio che in una città siffatta non dovrebbe lasciare spazio alla retorica (che invece abbonda).

Città molto immaginaria e dannatamente concreta. Come sottolineato anche dall’economista Franco Mosconi nel volume Viaggio in Italia del Mulino. È richiesta una dose supplementare di coraggio che in una città siffatta non dovrebbe lasciare spazio alla retorica (che invece abbonda). Al contrario dovrebbe significare l’uscita dagli egoismi di lobby o di casta, il riconoscere – nella selezione e nel ricambio della classe dirigente – il merito e non solo predicarlo, il sapere guardare aldilà del proprio orto manifestando una maggiore attitudine a cooperare con altre città. Oppure, a forza di evocare il mito della petite capitale, si rischia davvero di rimanere piccoli.”

Parma deve mettere in campo sè stessa. Il futuro non è dietro le spalle, purchétrionfi la serietà. La voglia di fare le cose tremendamente bene, coi tempi giusti, senza scorciatoie o furbate varie. Un vecchio redattore-capo redarguiva: “al va bèn mo al va’ rifàt”, puntare alla perfezione ma con cuore senza mai avere paura del nuovo. Fatto a mano, fatto bene, fatto col cuore.

Se c’è un antidoto, se c’è un futuro, quello si chiama cultura. Che può e deve essere l’ultima moneta buona rimasta, quella sulla quale costruire, quella da distribuire e far nascere a tutti i livelli. La cultura è non aver paura dei dubbi e dei no, la cultura è una rete che insegna a fidarsi ma anche a giudicare, porre limiti. Èdare storia e senso alle parole ai fatti dai più piccoli ai più importanti. Èla voglia infinita di sapere di più, di investire, di scoprire territori anche sconosciuti. Certo non è facile, ma solo così si diventa appassionati sino all’intelligenza.

E soprattutto, come recitava un vecchio motto giornalistico inglese: “Non permettete ai fatti di rovinare una bella storia”. In questo caso una bella città che ha più realtà e suggestioni di quanto abbiano creduto quelli che l’hanno tradita, svilita e sfruttata.

Per non dimenticare. In una corsa ad inseguimento tra la realtà e la sua narrazione il giornalista Gabriele Balestrazzi ha contato un club dei 27 del quale meglio non non vantarsi. Verdi non c’entra. Sono gli scandali le fermate del… nostro bus. Ogni volta è calato il silenzio, non si sono visti gran passi a vanti nella prevenzione,nel tentativo di evitare nuovi guai. Siamo bravi a cantarci addosso, assai meno a vigilare e a rispettare le regole?

Bustarelle e furti in tribunale (2005: patteggia impiegato che favoriva protestati; 2011: ufficiale giudiziario rubava i soldi dei pignoramenti); Bancarotta Guru (2008 arresti, 2009 tre patteggiamenti); Arpa connection (2009, sei arresti): Green Money/1 (2010: appalti per il verde pubblico e bustarelle, quattro arresti); Green Money /2 (2011: undici arresti fra cui comandante della Polizia municipale e dirigenti comunali); Bancarotta Gandalf (2011: due condanne, due patteggiamenti, nove rinvii a giudizio); Easy Money (2011: quattro arresti fra cui assessore comunale); Bordello Parma: night e prostituzione (2012: coinvolti poliziotti e avvocati); Spot money (2013: due pubblici dipendenti arrestati per concussione); Dissesto e false fatture azienda Greci di Gaione (2013):

Stolen Tax: mazzette per non far pagare le tasse: 5 arrestati fra cui avvocato, ufficiali di riscossione, imprenditore. 14 indagati. Poi arrestato anche un maresciallo dei carabinieri che avrebbe mentito in una informativa (2013). Nell’ottobre 2015 due condanne e quattro patteggiamenti.

Peculato: indagata la comandante dei vigili per i passaggi in auto dalla stazione al Comando PM (2013) Public Money (2014: 4 arrestati, anche ex sindaco Vignali e consigliere regionale); Spip (2014: dichiarato fallimento, Procura indaga per bancarotta fraudolenta); Bancarotta Consorzio agrario (2014: trentacinque indagati); Assunzioni irregolari Spip, Stt, Alfa (2014: indagati i vertici, in totale otto persone. Ma alla fine un solo rinvio a giudizio);

Latte contaminato (2014: quattro arresti, ai domiciliari direttore Centro servizi agroalimentare); Retata anti ‘ndrangheta (2015: 6 arresti anche a Parma, sospette infiltrazioni in alcune elezioni politiche. Poi la sentenza assolve i politici a Parma. Già in precedenza altre inchieste avevano riguardato il tema, in particolare nel 2007 sul rapporto con i Casalesi);

Parma calcio: indagine per bancarotta fraudolenta; Formaggio fantasma: arrestati fratelli bresciani per bancarotta fraudolenta, indagati due ex funzionari di Bancamonte (2015); Indagine per presunta truffa sui contributi all’editoria televisiva da parte di Teleducato (2015); Arresto nuovo presidente Parma FC e ipotesi di riciclaggio dietro l’acquisto della società (2015);

Fallimento Parma Motors: indagati titolare e tre funzionari di banca per concorso in bancarotta fraudolenta (2015); Parma Gestione Entrate: ipotesi di multe senza notifiche peculato, falso e usura (2016);

Parmacotto: accusa di bilancio falsificato, sequestro di 11 milioni e due indagati (2016); Emiliambiente: arresti per una gara d’appalto truccata (2017); Scandalo Pasimafi: corruzione nel mondo medico e farmaceutico (2017).Coinvolto boss di Terapia del dolore e anche vertici universitari. E il fragoroso suicidio delll’ex rettore Borghi.

Crac Magic mangimi: 17 indagati, distratti oltre 25 milioni (2017). Patrimoni nascosti in società estere per evitare il fisco: 7 arrestati, 30 indagati (2017).

L’anno 2017 si è chiuso con la nuova scoperta della presenza della criminalità organizzata nel tessuto economico e imprenditoriale della città. Finisce in carcere, collegato strettamente all’‘ndrangheta, l’imprenditore Franco Gigliotti. Il sospetto è che siano inquinate economicamente società legate alla tecnologia agroalimentare. 

Antonio Mascolo