La Toscanini Next: un progetto dal futuro incerto

C’è ancora spazio nel mondo della musica per le orchestre? Se poi sono composte soltanto da musicisti con non più di 35 anni, quale può essere il loro destino oggigiorno?
Ce lo spiega Simone Montaguti, classe 1998 e studente di clarinetto al biennio ordinamentale presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Peri – Merulo di Reggio Emilia e Castelnuovo ne’ Monti, facendo riferimento alla sua personale esperienza all’interno dell’orchestra giovanile sviluppatasi all’interno della Fondazione Toscanini.

Come nasce La Toscanini Next?

Si tratta di un corso che si occupa di formare musicisti a livello orchestrale e che vede la luce grazie ai fondi stanziati per Parma 2020 capitale della cultura italiana.
Inizialmente il bando era rivolto soltanto ai risiedenti nella regione ma poi sono stati selezionati artisti provenienti da tutta Italia. Ad aver sostenuto l’audizione eravamo circa una novantina ma alla fine ne sono stati selezionati soltanto 51.
Nonostante l’idea iniziale fosse quella di suonare musica classica, ci siamo ritrovati fin da subito a svolgere attività di pop sinfonico e musica contemporanea.
Non a caso erano già state programmate per tutto il 2020 delle tournée con Simone Cristicchi e Arisa che sono poi saltate a causa della pandemia.

Quali sono i progetti che avete realizzato fino ad oggi?

Il primo e più importante è stato indubbiamente il concerto in collaborazione con Mogol.
Infatti, in onore del battesimo dell’orchestra, è stata presentato al Teatro Regio di Parma il 31 gennaio 2020 uno spettacolo, intitolato Il mio canto libero (brano di Lucio Battisti e Mogol) in cui abbiamo riproposto tutti i brani più famosi del paroliere che ha scritto la maggior parte dei testi che fanno parte del repertorio della canzone italiana.
Mogol è stato invitato come ospite e ha raccontato le sue esperienze: aneddoti divertenti di vita e spiegazioni di come sono nati i brani proposti nel corso dello spettacolo.
Il secondo progetto al quale abbiamo lavorato, ancora ignari della presenza di un virus che avrebbe interrotto tutto, è stato quello con Simone Cristicchi. Avremmo dovuto suonare a Torino con lui proprio nel periodo in cui è arrivato il Covid e, di conseguenza, è saltato anche il progetto di Arisa per l’estate.
A questo punto l’orchestra, per adeguarsi alle normative anti-covid e mantenere il distanziamento sociale, è stata divisa in vari gruppi. Ognuno di noi, per vivere un’esperienza musicale più completa e sperimentare ogni genere proposto, ha suonato a turni in ognuno di questi gruppi.

Come erano organizzati e quali compiti dovevano svolgere i nuovi gruppi?

I gruppi erano tre: A, B e C.
Il primo si è occupato di suonare colonne sonore dei film più famosi (italiani e non) come Rocky Balboa e Profondo rosso ma anche brani che hanno segnato la storia come The final countdown o la Quinta Sinfonia di Beethoven in chiave rock.
La Toscanini da sempre collabora con direttori d’orchestra che si occupano di musica da film e, considerando che le colonne sonore piacciono al grande pubblico, si è pensato di dare un’impronta più pop ad un’orchestra composta da soli giovani.
L’obiettivo principale de La Toscanini Next è “fare scena”, creando uno spettacolo a 360 gradi con cantanti, coristi, ballerini…
Il periodo estivo e il sensibile calo dei contagi hanno permesso la realizzazione di una tournée, denominata Aemilia, che prevede l’esecuzione di cento concerti in tutte le province dell’Emilia Romagna, nel periodo compreso tra giugno e settembre 2020.
Il primo concerto in cui il gruppo A ha suonato le colonne sonore si è tenuto il 20 giugno al parco Bizzozero di Parma.
Anche il gruppo B si è occupato di colonne sonore, concentrandosi però principalmente sulle pellicole di Federico Fellini e sulle composizioni che Nino Rota aveva realizzato per lui.
Cito per esempio Amarcord e Otto e mezzo.
Sullo stampo del concerto eseguito dal gruppo A, anche il gruppo B si è esibito in estate nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Pieve di Cento.
Infine il gruppo C si è concentrato sulla musica contemporanea, realizzando lo spettacolo: Quadri di un’esposizione di Musorgskij, messo in scena prima a Medesano (12 luglio) e poi ai Chiostri di San Francesco a Cesena (17 luglio).

Oltre ai vari concerti realizzati a Parma e dintorni, avete mai suonato per le scuole del territorio?

Avremmo dovuto fare un concerto in presenza per alcuni degli istituti di Parma con l’intento di avvicinare i bambini e gli adolescenti al mondo della musica e dell’orchestra ma anche questo progetto è stato annullato causa covid. Abbiamo perciò deciso di registrarci e offrire comunque alle scuole un dvd con le nostre esibizioni.

Di recente, al Teatro Regio, si è tenuto il concerto di Brunori Sas al quale avrebbe dovuto partecipare anche La Toscanini Next. Perché non eravate presenti la sera dello show?

In occasione del Barezzi Festival (Antonio Barezzi è stato il mecenate che per primo ha riconosciuto il talento del giovane Giuseppe Verdi, sostenendone gli studi), tra i vari artisti con i quali avremmo dovuto suonare c’era anche Brunori Sas. Sfortunatamente però, una settimana prima del concerto, il manager del cantante ha deciso di tagliare l’orchestra poiché sul palco erano già presenti troppi musicisti. Ed è così che il 13 novembre 2020 Brunori Sas si è esibito comunque con i suoi musicisti in un concerto solista in diretta streaming. Per quanto ci riguarda, abbiamo visto svanire ancora una volta l’unica opportunità per poter suonare a teatro e, per di più, con un musicista italiano molto conosciuto.

Un percorso decisamente travagliato. Dopo l’annullamento del concerto con Brunori Sas, quali sono state le sorti dell’orchestra?

Siamo fermi da quel 13 novembre e non sappiamo ancora se e cosa potremo fare nell’anno in corso. Parma è stata confermata capitale della cultura anche per il 2021 ma di fondi non ne sono arrivati e quindi le opzioni sono due: o il percorso termina qui, con quei pochi risultati che siamo riusciti ad ottenere prima della pandemia e durante l’estate, oppure decidono di tenere La Toscanini Next come elemento integrativo dell’orchestra stabile.
Credo che, se dovessero optare per questa seconda alternativa, i musicisti che rimarranno a suonare saranno soltanto i percussionisti, i sassofonisti e la band.

Dei pochi eventi che avete realizzato con artisti famosi (penso a Mogol e al mancato concerto con Brunori Sas), avete sempre collaborato con musicisti che non rientrano nell’ambito della musica classica.
Stessa cosa è valsa per i progetti estivi. Avete suonato colonne sonore che, nonostante siano nate per essere realizzate da un’orchestra, vengono considerate musica popolare.
C’è quindi una notevole contraddizione con l’intento iniziale del progetto, vi hanno mai messi al corrente di questa differente scelta musicale?

Assolutamente no.
Abbiamo scoperto con il tempo questa cosa ma, al contrario, abbiamo avuto modo di capire fin da subito quale fosse la filosofia de La Toscanini Next: “si fa così e, chi non è d’accordo, è libero di andarsene.”
Solitamente in un’orchestra si cerca di dialogare e di venire incontro alle esigenze di tutti i musicisti ma non nego che, per quanto possibile, sia stato fatto. Però il più delle volte siamo stati trattati come ragazzini e non come musicisti professionisti quali siamo. Ma nonostante ciò, l’impegno richiesto non è di certo quello che si pretende da musicisti in erba…capisci anche tu che questo tipo di trattamento è abbastanza incoerente.
Un’altra richiesta assurda che non ho mai capito vede coinvolti i movimenti durante l’esibizione, per fare in questo modo più scena. Non puoi ordinare ad un musicista di muoversi, la musica è un qualcosa che viene dall’interno e ognuno di noi la vive e la suona a suo modo. Sbracciarsi tanto sul palco non è di certo sinonimo di maggior bravura e virtuosismo rispetto invece a chi tende a stare più fermo.

A questo punto dobbiamo tirare le somme: raccontaci perché hai scelto di fare un’audizione per un’orchestra di Parma e come ti sei trovato a studiare e lavorare all’interno de La Toscanini Next. La consiglieresti ad un musicista più giovane di te?

Mi si è presentata l’opportunità di suonare all’interno di un’orchestra e, dal momento che il conservatorio non offre questa possibilità poiché siamo davvero troppi (almeno per quanto riguarda il mio strumento), ho voluto fare un tentativo.
In più è stato anche un modo per mettermi in gioco.
Per quanto riguarda la mia esperienza, credo che sia stata molto formativa dal punto di vista orchestrale. Suonare insieme a così tante persone ti fa crescere sia a livello musicale, tecnico ma anche come individuo. I maestri per primi ci hanno sempre consigliato di cambiare spesso i ruoli all’interno dell’esibizione (per capirci meglio: se si è in due e io mi trovo a suonare il primo clarinetto e un altro musicista il secondo, la volta successiva si invertono i ruoli).
Personalmente parlando ritengo che come esperienza a livello musicale sia stata molto positiva ma da un punto di vista professionale molto meno. Credo che questo progetto non sia nato come offerta di lavoro ma solamente per formare e fare curriculum.

Pensi che, se non ci fosse stato il Covid, avreste comunque avuto tutti questi problemi organizzativi e di gestione interna dell’orchestra?

Decisamente molti meno.
Il covid ha letteralmente distrutto tutti i progetti che erano stati studiati per l’orchestra.
I primi mesi della pandemia abbiamo provato a fare come tutti gli altri musicisti: registravamo dalle nostre camerette dei video in cui suonavamo che poi venivano montati insieme, formando una sorta di orchestra virtuale.
Si può facilmente intuire come tutto ciò non fosse assolutamente semplice e immediato da realizzare, soprattutto considerando l’elevato numero di strumenti presenti in un’orchestra.
Altro elemento non indifferente e che ha causato non pochi problemi è stata l’assenza di attrezzatura specifica per queste registrazioni.

Spiegaci un po’ in che modo hai realizzato i tuoi video musicali.

Collegavo le cuffie al computer, accendevo il registratore e lo posizionavo distante da me, coprendo il microfono per cercare di filtrare il suono.
Anche per quanto riguarda i video ho riscontrato problemi non indifferenti, poiché l’unico strumento che ho potuto utilizzare è stato il cellulare. Doveva essere un filmato rigorosamente in orizzontale e quindi questo significava disporsi in ogni punto della stanza per trovare l’angolazione e la luce migliori, tenendo conto soprattutto del mobilio presente che doveva fornire da supporto per il telefono. Infine il video non doveva essere nemmeno troppo pesante dal punto di vista della capienza…un’impresa insomma!

Parlando invece della musica suonata dal vivo, come pensi abbia gestito La Toscanini Next le nuove modalità di esibizione dettate dalla pandemia?

Bene da un punto di vista logistico in quanto comunque ci hanno fornito tutti gli strumenti necessari per riorganizzare l’orchestra, adattandola alle nuove misure anti covid. Infatti abbiamo suonato distanziati e divisi dai pannelli in plexiglass mentre ad esempio, per i musicisti che suonano strumenti a fiato come il mio, è stato riservato un particolare trattamento.
Ci sono state fornite apposite scatolette con sacchetti di plastica al loro interno, da posizionare sotto allo strumento, in modo che le gocce di condensa originate dal fiato poi si depositassero in questi contenitori.

Hai riscontrato delle differenze nel modo di affrontare la pandemia tra la vostra orchestra e quella stabile?

Sì ma questo sostanzialmente perché l’orchestra fissa ha sempre suonato al completo e a porte chiuse. È stata una delle prime in Italia a realizzare esibizioni in streaming su Facebook, ad esempio.

Per concludere, vorrei parlare di un tema sempre più attuale, a maggior ragione considerando la scarsissima rilevanza che è stata data ai teatri durante la pandemia.
Quale credi sarà il futuro della musica classica e delle orchestre?
Una nuova realtà che potrebbe essere più vicina di quanto si pensi, se riflettiamo su tutti i cambiamenti radicali che porterà con sé la fine del virus.

Ritengo che sia opportuno sdoganare il mito che vede l’orchestra suonare solo ed esclusivamente musica classica. L’orchestra da sempre è poliedrica e grazie a questa sua caratteristica riuscirà a sopravvivere nel tempo, adattandosi magari a forme di musica più “popolare”, come appunto le colonne sonore precedentemente citate.
Per quanto riguarda la musica classica, a malincuore devo dire: non so se sopravviverà negli anni.
Sicuramente l’orchestra classica che suona opera e sinfonica sarà nel tempo sempre più rara, perché il pubblico che partecipa a questi spettacoli è composto principalmente da persone adulte (i nostri genitori o nonni) e da pochissimi giovani.
Questa mancanza di interesse da parte delle nuove generazioni è dato in primis da una moda musicale che è ormai lontana anni luce dalle melodie classiche e, in secondo luogo, dal fatto che l’insegnamento della musica classica è rigido e rigoroso, richiede tanto impegno e passione.
Purtroppo molti ragazzi ora non sono più interessati ad approfondire questo tipo di musica o ad imparare a suonare uno strumento che non sia tra i più comuni (chitarra, pianoforte, flauto…).
Bisognerebbe che lo Stato investisse più fondi per permettere alle orchestre di sopravvivere e che la scuola desse più importanza (tramite programmi realizzati ad hoc e l’insegnamento di uno strumento) alla musica che, così come arte e letteratura, fa parte del nostro patrimonio culturale.  

Eleonora Vologni